IL FASCINO RASSICURANTE DI LA MONASTICA

Arte, Benessere, Storia

01/10/2026
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Alcune sensazioni raccontano più di mille parole. Succede così entrando a La Monastica. Si avverte un’immediata sensazione di calma e di comfort che rassicura come il sentirsi a casa. La magia di questo hotel, che incarna lo spirito dell’autentica ospitalità, è percepibile fin dai primi istanti. È il frutto di un attento lavoro di recupero che ha saputo portare alla luce l’essenza di un antico monastero e coniugarla con l’estetica e la funzionalità del vivere contemporaneo. È il risultato di un progetto concepito con grande responsabilità nei confronti di un luogo dove natura e storia si intrecciano e invitano a rallentare.

fascino del passato

L’arte di sottrarre

Il recupero dell’ex Monastero di Santa Scolastica è l’esempio di quanto restaurare spesso non significhi semplicemente ricostruire muri, consolidare facciate o adattare vecchi spazi a nuove funzioni, anzi. In tanti secoli di storia questo edificio ha subito così tante trasformazioni che sono stati necessari anni di studi, ricerche documentarie e analisi su mappe antiche prima di dare il via ai lavori. Qui, infatti, non si è trattato solo di decidere cosa conservare, ma anche di identificare quali erano gli elementi autentici e quali le trasformazioni successive. Si è dovuto scegliere se consolidare o sostituire, se riportare alla luce o lasciare coperto, se aprire nuovamente un passaggio oppure mantenere una trasformazione successiva. Un lavoro complesso ma indispensabile considerando la storia stessa del monastero: fondato nel 1517, eretto molto probabilmente più tardi, verso la fine del ‘500, sui resti delle mura del castello dell’anno Mille, poi ampliato fino ad annettere la Chiesa della Visitazione e infine ridisegnato in parte, all’inizio del Novecento, dall’intervento dell’architetto Ferdinando Pacini, cui si devono il loggiato e la torretta. Circa cinquecento anni durante i quali questo complesso ha cambiato più volte anche identità e funzione: prima monastero femminile, poi proprietà privata, quindi residenza estiva, poi convento francescano e infine nuovamente monastero benedettino. Ed ogni cambiamento ha naturalmente determinato nuove trasformazioni: aggiunta di nuovi corpi, ridefinizione di vecchi ambienti, creazione di nuove stanze, celle, corridoi, collegamenti ecc. per adattarsi alle nuove finalità. E questo spiega perché ci sono voluti quasi vent’anni per arrivare al luogo che è oggi La Monastica Resort & Spa. Un luogo contemporaneo dove la storia è materia viva e proprio dalla sua storia sembra attingere quella particolare sensazione che vi si respira: un misto di silenzio, luce, natura e calma, come se il tempo qui avesse finalmente imparato a rallentare.

La materia che protegge

Forse è partendo dalle mura che si può comprende meglio la filosofia seguita nel recupero di questo edificio. Alcune mura sono infatti più antiche del monastero e appartengono alla prima fortificazione di Buggiano Castello, eretta tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Hanno attraversato oltre mille anni e, persa nei secoli la loro funzione difensiva, erano state in parte trascurate, smantellate o riutilizzate per altre costruzioni. Per consolidarne ciò che ne rimaneva, dopo attenti studi e valutazioni si è fatto ricorso a materiali e sistemi di rinforzo d’avanguardia con un obiettivo ben preciso: mantenere nascosta la tecnologia a favore di ciò che apparteneva alla storia. Lo stesso principio ha guidato il recupero degli interni. Pietra, travi lignee, archi, superfici e cromie non sono stati trattati come elementi scenografici da esibire, ma come parti vive dell’architettura. L’obiettivo non è mai stato trasformare l’antico monastero in una sorta d’archivio storico, bensì permettere alla sua materia autentica di continuare a essere abitata. E quelle mura così spesse, nate in origine per difendere, sembrano conservare ancora oggi la loro antica vocazione. Separano dal rumore, proteggono, raccolgono, contribuiscono in modo tangibile a infondere quella sensazione di intimità che accompagna chi entra a La Monastica.

 

Muro di pietra e mattoni antichi.

La luce ritrovata

Ma oltre la pietra c’era un altro elemento, apparentemente immateriale, da recuperare: la luce. Un monastero cinquecentesco rispondeva a esigenze molto diverse da quelle dell’ospitalità contemporanea. Le stanze potevano essere piccole, i percorsi articolati, gli ambienti raccolti e poco luminosi. Il tutto senza considerare che nei secoli molti passaggi ed aperture erano stati modificati o chiusi. Il progetto ha cercato quindi, dove possibile, di recuperare gli antichi varchi e ristabilire prospettive perdute per dare spazio alla luce naturale. È stata una scelta fondamentale perché la luce modifica profondamente la percezione degli ambienti, alleggerisce le murature più massicce, crea profondità e soprattutto stabilisce un flusso continuo con l’esterno. Il cielo, il giardino, il paesaggio entrano visivamente nell’edificio e ne diventano parte. In una struttura così antica, fatta di mura importanti e spessori considerevoli, era fondamentale trovare questo equilibrio, cioè conservare la sensazione di raccoglimento senza trasformarlo in chiusura. 

Questa ricerca di apertura è naturalmente proseguita nel rapporto con il giardino. I nove terrazzamenti che lo compongono appartengono alla storia stessa del monastero ma nel corso dei secoli, come riportato nei documenti, hanno subito diversi interventi, trasformazioni e ampliamenti. Quando è iniziato il recupero erano in una situazione di abbandono, segnata da frane e dalla crescita incontrollata di una vegetazione che ne aveva profondamente modificato l’aspetto.

Il lavoro invisibile

Anche in giardino il lavoro è stato quindi preceduto da quello che oggi non si vede: un ‘attenta operazione di consolidamento dei terreni, di drenaggio, di ricostruzione dei muri di contenimento, di recupero delle gradinate e messa in sicurezza delle strutture. Solo dopo è stato possibile tornare a pensare al giardino come a un luogo da vivere, quindi non semplicemente un fondale verde, ma una componente essenziale dell’esperienza La Monastica.

La vegetazione è stata studiata per creare zone d’ombra e di luce, aperture verso il paesaggio o angoli più raccolti, fioriture stagionali, profumi e differenti sensazioni nei diversi momenti dell’anno. Le piscine sono state inserite nei terrazzamenti cercando un rapporto armonioso con il verde, con le antiche mura e con la vista sulla valle. Soprattutto, è stato preservato lo spazio. La possibilità di passeggiare, fermarsi, trovare un punto appartato, guardare la Valdinievole o semplicemente seguire con lo sguardo le geometrie del giardino. Tra interno ed esterno non esiste così una vera cesura. Le finestre portano dentro il paesaggio, mentre gli archi e i percorsi conducono naturalmente verso il giardino. Natura e storia finiscono così per essere un continuum. Il comfort nasce anche da qui: dalla possibilità di muoversi senza avvertire costrizioni, di percepire spazio intorno a sé, di non essere sollecitati da elementi architettonici ridondanti.

È un lusso discreto, costruito più per sottrazione che per aggiunta.

Quando il passato suggerisce il futuro

Nel corso dei lavori ci è imbattuti poi in ambienti sorprendenti dove è stata proprio l’architettura antica a suggerire una nuova funzione.

È successo, per esempio, con la base di una torre medievale implosa. Invece di considerarla un rudere da conservare, si è intuito che proprio per le sue possenti murature poteva diventare uno degli spazi più intimi e suggestivi dedicati al benessere. All’interno della torre è stata quindi realizzata una vasca con acqua calda micronizzata. La pietra avvolge lo spazio, la luce rimane discreta, i suoni si attenuano. Quella che un tempo era probabilmente un’architettura difensiva cambia completamente funzione ma, in qualche modo, continua a proteggere. Da qui un passaggio conduce a un’antica cisterna del Seicento, anch’essa recuperata e trasformata in uno spazio relax con culle in legno di cirmolo. Due luoghi originariamente lontanissimi dal moderno concetto di SPA sono diventati così il cuore di un’esperienza che non avrebbe potuto essere costruita allo stesso modo altrove. Da questa intuizione è nato il Paradiso dell’Anima una delle espressioni più esclusive dell’idea di benessere La Monastica: non una successione di trattamenti, ma uno spazio nel quale pietra, acqua, silenzio e raccoglimento dialogano e invitano a rallentare.

Il comfort è anche una relazione

Ma l’architettura da sola non basta a definire la sensazione che infonde La Monastica. Il senso di ospitalità nasce quando agli spazi si aggiunge la dimensione umana.

E anche sotto questo aspetto La Monastica sembra avere raccolto parte della propria eredità. Per secoli è stato un monastero regolato da ritmi precisi, fatto di raccoglimento ma anche di cura, attenzione, accoglienza. Oggi questa vocazione assume una forma completamente diversa, ma conserva qualcosa dello stesso principio. Il vero comfort non coincide infatti soltanto con la qualità di una camera, con la bellezza di un bagno o con la perfezione di un servizio. È anche la sensazione di essere accolti senza essere invasi, assistiti senza avvertire formalità, lasciati liberi di costruire il proprio tempo. Il servizio diventa così parte della stessa ricerca di misura e di armonia che ha guidato l’architettura. Presente quando serve, discreto quando è giusto lasciare spazio.

È sicuramente dall’incontro fra questi due livelli, quello fisico degli ambienti e quello umano dell’accoglienza, che nasce quella sensazione così difficile da definire eppure immediatamente riconoscibile che si prova soggiornando qui.

In questa prospettiva assume un significato particolare anche la Chiave MICHELIN, assegnata a La Monastica dalla Guida MICHELIN nel 2025 e confermata nuovamente nel 2026.

Più che un punto di arrivo, può essere letta come un riscontro esterno alla coerenza del progetto. La Chiave MICHELIN prende infatti in considerazione elementi che vanno oltre la semplice qualità delle dotazioni alberghiere: il carattere dell’architettura e dell’interior design, l’autenticità, la personalità del luogo, la qualità e la continuità del servizio, il comfort e il legame con il territorio.

Aspetti diversi che, a La Monastica, finiscono per coincidere. Perché ciò che oggi appare naturale è in realtà il frutto di un complesso, spesso difficile, lavoro di recupero. Ed è qui forse il senso più profondo di questo restauro.  

Non l’aver riportato in vita un antico monastero, ma avergli restituito la capacità di fare ciò che, in forme diverse, aveva fatto per secoli: offrire riparo dal rumore del mondo, custodire il silenzio e concedere a chi vi entra il tempo necessario per ritrovare il proprio.

By Manuela Aramini